Biografia

Cinzia Pellin nasce a Velletri il 19 luglio 1973. Già a cinque anni dimostra innate doti e senso delle proporzioni, mentre a soli 16 anni, elabora i suoi primi paesaggi. Dopo il Liceo Artistico, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma diplomandosi in scenografia con il massimo dei voti.

Sono gli esordi di una lunga ricerca stilistica, costantemente volta a raggiungere sempre più elevati livelli espressivi e dove “il gesto, la luce ed il colore” sono i codici che permettono di metterci in contatto con un’arte, intesa come forma di comunicazione non verbale.

La sua espressione artistica si contraddistingue da sempre per la fiducia nella pura accurata manualità del dipingere, finalizzata tanto all’indagine del vero quanto alla sua sottile manipolazione. Anime divengono materia.

Una capacità e padronanza tecnica autoreferente raffinata e una facoltà pittorica introspettiva, in grado di rievocare attimi di vita, che vanno al di là della realtà stessa con tecnica ed anima che si fondono.
Le opere sono di tale impatto emotivo da siglare la trascrizione della sua interiorità. Non casuale quindi la scelta dei suoi soggetti, sospesi tra la dolcezza e l’ambiguità, protagonisti e vittime delle contraddizioni dei nostri tempi. Nella sua arte, vulnerabilità e artificio della seduzione si miscelano.
Il volto umano come focus del percorso artistico, si tramuta in una vera costellazione di metafore, un’indagine tesa a raccontare “l’Universo Femminile” nel contemporaneo, tra seduzioni aggressive e nascoste fragilità. L’artista trasforma ogni sua pennellata, ogni tratto, ogni sfumatura, in un varco che apre all’intrigo e all’emozionalità, che coesistono in ogni anima.
La dominanza del pennello e la maestria esecutiva delle sue figurazioni, rendono questa indagine minuziosa, accurata e diligente, in un dilatarsi straniante del dettaglio e in una sfrontata adesione al dato di realtà tanto da oltrepassare la somiglianza pittura/fotografia.
L’elemento emblematico del volto umano giunge all’analisi e trasfigurazione dei più intimi pensieri, attraverso la traslitterazione di moti psichici. Una sequenza senza fine di incontri, con donne mai incontrate. Donne come “stati d’animo”, in un contatto mai così diretto.
Quello di Cinzia Pellin è uno stile che intende affermarsi come unico ed immediatamente riconoscibile, di indubbia personalità e che sfugge sensibilmente alla possibilità di ricondurlo alle categorie con cui si è soliti definire le espressioni visive contemporanee.
A siglarlo è l’accendersi di rossi infuocati sulle bianche superfici dei volti, inquadrati dalla pittrice secondo primi piani di tipo cinematografico e resi incompatibili con qualsiasi ambiente, quando non isolati dallo stesso corpo a cui appartengono. Un lessico di luci e ombre in cui l’esperienza del reale si fonde con un sistema immaginario.
Il chiaroscuro è giocato solo sulle tonalità dei grigi e cela un approfondimento volto ad esprimere una sempre maggiore espressività, attraverso l’aggiunta di strati puro bianco. Le sfumature sono lattee, evanescenti in infiniti riporti di ghiaccio. La pelle è levigata, sublime, la morbidezza delle superfici è quasi soave. Acquosi verdi e blu trasparenti definiscono gli occhi, contrapponendosi ai rossi eclettici e provocatori delle labbra in cremisi.
Labbra, mani, occhi, come simboli difficilmente decodificabili di un’indagine cosmologica sono gli elementi di comunicazione al centro della sua pittura, proprio perché in grado di dialogare con l’osservatore catturandolo in un unico smanioso impatto emotivo.
Un’esplosione magnetica impressa con l’olio e la matita, portavoce di un racconto. L’accostamento di differenti sfere sensoriali in un impatto visivo totale. Chiunque passi davanti alla tela, non può sfuggire a quegli sguardi silenziosi o esimersi da un profondo e penetrante coinvolgimento, immergendosi in quel vortice espressivo che si trasfonda dall’artista allo spettatore, non più come prodotto artistico da osservare a distanza, ma polarizzandolo in un momento definitivamente cinestetico.
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